Sebbene nella legge di bilancio non sia comparso, un nuovo condono edilizio è tutt’altro che un’ipotesi.
Se per ragioni di bilancio non sono state rinvenute le coperture necessarie all’approvazione al contempo si è provveduto all’approvazione di un odg che vincola l’esecutivo a valutare le proposte in tal senso avanzate dal Parlamento con l’obiettivo, nemmeno troppo sottotraccia, di inserire queste misure all’interno di una riforma organica da agganciare a quella del T.U. Edilizia.
Il cuore del dibattito politico ruota attorno alla riattivazione del cd. “terzo condono”, quello introdotto originariamente con il d.l. 269 del 2003. L’obiettivo è di estendere la validità di quella sanatoria a tutto il territorio nazionale, superando le frammentazioni regionali che ne hanno limitato l’efficacia in passato.
L’aspetto cruciale di questa possibile riapertura riguarda la possibilità di sanare abusi commessi entro quella data anche in zone soggette a vincoli paesaggistici o ambientali, sbloccando così la regolarizzazione per migliaia di immobili attualmente bloccati in un vero e proprio limbo burocratico.
Il progetto prevede inoltre l’introduzione di una finestra temporale per sanare le opere realizzate fino al 30 settembre 2025, applicando però i criteri più permissivi della legge del 1985. Non si tratta di condonare aumenti di cubatura o nuove costruzioni abusive, ma di regolarizzare “lievi difformità interne” che spesso bloccano le compravendite, come verande, tettoie, modifiche ai balconi o ristrutturazioni interne eseguite senza i titoli adeguati.
Ma, soprattutto, si tende a raggiungere il superamento della “doppia conformità asincrona”. Attualmente, chi vuole sanare un abuso deve dimostrare che l’opera rispetti sia le norme vigenti al momento della costruzione, sia quelle attuali. Questo doppio vincolo rende impossibile regolarizzare la maggior parte degli interventi datati, poiché le normative antisismiche ed energetiche sono cambiate radicalmente negli ultimi 20 anni. Eliminare l’obbligo della conformità attuale per le opere vecchie significherebbe semplificare drasticamente le procedure, permettendo agli uffici tecnici comunali di smaltire tonnellate di pratiche arretrate senza dover richiedere adeguamenti strutturali oggi impossibili da realizzare.
Avv. TOMMASO GASPARRO
– IUVANT Studio Legale –
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