Avevamo dato già conto [https://ristrutturando.net/approvata-la-direttiva-case-green/] dell’approvazione della direttiva CASE GREEN e dei suoi possibili notevoli impatti su tutto il sistema della costruzioni in Italia.
A distanza di quasi due anni, a che punto siamo?
Il ritardo nell’attuazione, coerentemente alle previsioni di molti osservatori, non stupisce e non riguarda esclusivamente il nostro paese ma anche altri importanti Stati Membri dell’Unione come Francia e Germania.
L’obbligo degli Stati membri di trasmettere alla Commissione europea una prima proposta del Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici (PNRE) era previsto per il 31 dicembre 2025, con successiva presentazione della versione definitiva entro il 31 dicembre 2026.
La scadenza non è stata rispettata dal nostro Paese con ricaduta a cascata sull’intero cronoprogramma procedurale previsto dalla direttiva per giungere all’approvazione del piano definitivo, comprese le fasi di consultazione e di valutazione della Commissione.
Del tutto in linea con il ritardo accumulato in materia di esecuzione immediata degli obblighi contenuti dalla direttiva sono le prospettive di recepimento.
Non pare che, all’orizzonte, ci sia la volontà politica di recepire l’atto normativo eurounitario in questione dato che la Legge di delegazione europea del 2025, allo stato, non include la Direttiva Case Green tra la normativa europea oggetto di recepimento.
Dalla documentazione parlamentare reperibile pubblicamente, inoltre, emergono soltanto proposte emendative alla legge di delegazione europea ad oggi prive di efficacia.
Va inoltre chiarito come la Direttiva abbia introdotto anche scadenze immediate.
La più rilevante è la cessazione degli incentivi per l’installazione di caldaie alimentate da combustibili fossili, con effetto dal 1° gennaio 2025.
Anche tale obbligo è stato disatteso dallo Stato italiano, motivo per cui l’Italia è già interessata da una procedura di infrazione europea per non aver eliminato gli incentivi alle caldaie a combustibili fossili entro il termine previsto.
Il quadro normativo nazionale continua, infatti, a prevedere agevolazioni per tali impianti, nonostante l’obbligo europeo fosse immediatamente operativo e autonomo rispetto al termine generale di recepimento del 29 maggio 2026.
Resta a questo punto da verificare se il legislatore, in questo 2026, sbloccherà l’impasse manifestando una volontà politica di effettivo recepimento della direttiva con tutte le importanti conseguenze del caso in tema di edilizia.
Avv. TOMMASO GASPARRO
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