Quando si possiede un immobile, il punto di partenza per calcolare quasi tutte le tasse è la rendita catastale. Questo valore, attribuito dall’Agenzia delle Entrate, è la base su cui si moltiplicano le aliquote per determinare quanto dobbiamo versare al Comune per l’IMU (e in passato per l’ICI). Ma cosa succede se quel valore è sbagliato perché troppo alto? Molti contribuenti decidono di fare ricorso alla giustizia tributaria per ottenere una valutazione più equa e realistica del proprio bene. Il problema sorge quando, dopo anni di battaglie legali, il giudice dà finalmente ragione al cittadino abbassando la rendita. A quel punto, la domanda che tutti si pongono è: questa vittoria vale solo per il futuro o posso recuperare i soldi che ho versato in più negli anni scorsi? In caso di rendita catastale sbagliata, il rimborso IMU è retroattivo?
La risposta della giurisprudenza è nettamente a favore del contribuente. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio di civiltà giuridica: se un giudice accerta che il valore era errato, quell’errore va corretto fin dall’inizio.
Vedremo come funziona il meccanismo della retroattività, perché non bisogna aspettare la burocrazia del Catasto per ricalcolare le imposte e come far valere la sentenza definitiva per ottenere giustizia anche sui pagamenti passati .
Da quando vale la nuova rendita decisa dal giudice?
La regola fondamentale stabilita dai giudici tributari è che la sentenza non crea una nuova realtà da oggi in poi, ma accerta quale doveva essere la realtà fin dal principio. La Corte di Cassazione (Cass. Civ., Sez. Trib., Ord. 9 giugno 2022, n. 18637) ha chiarito che, ai fini della determinazione della base imponibile IMU, la rendita catastale rideterminata con una sentenza passata in giudicato si applica retroattivamente. Questo significa che il nuovo valore vale fin dal momento in cui era stata attribuita la vecchia rendita impugnata. Non conta la data della sentenza, né tantomeno la data in cui il Catasto aggiorna materialmente i suoi registri (“annotazione agli atti”). Gli effetti del provvedimento del giudice retroagiscono al momento della domanda giudiziale o dell’attribuzione errata. In pratica, la sentenza certifica che la vecchia rendita era illegittima e che l’unica rendita valida è quella nuova, cancellando di fatto il passato errato. In realtà, sulla questione la Cassazione (ordinanza 20463/2017) si è espressa in modo diverso. Ha sostenuto, infatti, che i contribuenti non hanno diritto al rimborso dell’Ici, o di altre imposte pagate sugli immobili, se hanno commesso errori nel calcolo della rendita catastale. L’obbligo di restituzione di quanto pagato in misura superiore al dovuto è imposto solo quando l’errore nella quantificazione della rendita viene commesso dall’Agenzia delle entrate.
Quale valore si usa per ricalcolare le tasse?
In tema di ICI e IMU, dunque, la sentenza passata in giudicato rappresenta l’unico dato da prendere in considerazione ai fini dell’individuazione della base imponibile . A seguito dell’accertamento giudiziale definitivo, la cifra decisa dal giudice costituisce l’unica rendita valida ed efficace (Cass. Civ., Sez. Trib., Sent. 4 marzo 2015, n. 4334). La legge dice che le tasse si pagano sulla rendita “vigente”, ma i giudici hanno spiegato che questo termine va inteso come rendita “legittimamente” vigente. Poiché la vecchia rendita è stata annullata o modificata dal giudice, è dichiaratamente illegittima. Di conseguenza, tutti i calcoli fatti sulla vecchia base imponibile decadono e devono essere rifatti utilizzando il nuovo importo, come se fosse sempre stato quello.
Cosa succede agli avvisi di accertamento precedenti?
Se il Comune ti aveva inviato degli avvisi di accertamento basati sulla vecchia rendita catastale alta, e tu li hai contestati o sono ancora pendenti, la vittoria sulla rendita ha un effetto domino sugli accertamenti nel frattempo notificati. L’annullamento giurisdizionale degli atti di attribuzione delle rendite catastali comporta la caducazione automatica degli avvisi di accertamento e di liquidazione dell’imposta emessi sulla base di quelle rendite (Cass. Civ., Sez. Trib., Sent. 12 maggio 2010, n. 11439). In buona sostanza, il sistema garantisce che, venendo meno il presupposto (la rendita alta), vengano meno anche le pretese fiscali collegate ad essa.
Bisogna aspettare che il Catasto aggiorni il database?
La giurisprudenza ha chiarito che l’efficacia della sentenza è immediata e prevalente sulla burocrazia. Non serve attendere l’annotazione formale della nuova rendita agli atti catastali.
Per i giudici di piazza Cavour, le variazioni della rendita, in linea generale, hanno efficacia a partire dall’anno successivo alla data in cui sono annotate negli atti catastali. Tuttavia, questa regola non vale quando si tratti di modifiche dovute a “correzioni di errori materiali di fatto”, purché “l’errore di fatto sia compiuto dall’ufficio e risulti evidente e incontestabile”. Per fare un esempio pratico: supponiamo che il signor Rossi abbia un capannone a cui il Catasto ha attribuito una rendita di 5.000 euro nel 2018. Rossi fa ricorso e nel 2024 ottiene una sentenza definitiva che fissa la rendita a 3.000 euro. Il signor Rossi ha pagato l’IMU dal 2018 al 2024 basandosi su 5.000 euro. Grazie alla retroattività, ha diritto al rimborso per tutti gli anni dal 2018 in poi, ricalcolando l’imposta su 3.000 euro. La differenza versata in eccesso deve essergli restituita dal Comune, perché quella somma non era dovuta fin dall’origine (Cass. Civ., Sez. Trib., Sent. 1° giugno 2006, n. 13069).
Alla luce di ciò, è utile rivolgersi all’avvocato che ha incardinato l’azione tributaria risultata vittoriosa, il quale notificherà la sentenza di accoglimento al comune interessato al fine di richiedere all’ente il giusto ricalcolo” .
STUDIO LEGALE AVV. BARBARA DE LORENZIS
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