Amianto: la mappa del rischio in Italia e il caso delle case pugliesi
L’amianto (o asbesto) è stato per decenni il protagonista indiscusso dell’edilizia e dell’industria globale. Apprezzato per la sua straordinaria resistenza al fuoco, al calore e agli agenti chimici, oltre che per il suo costo ridotto, è stato impiegato massicciamente fino a quando non ne è stata accertata la drammatica nocività per la salute umana. Nonostante il divieto totale introdotto in Italia oltre trent’anni fa, la sua eredità rappresenta ancora oggi una complessa sfida ambientale, sanitaria e di ristrutturazione edilizia.
La situazione dell’amianto in Italia
L’Italia è stata uno dei maggiori produttori e utilizzatori di amianto in Europa. La svolta storica è avvenuta con la Legge n. 257 del 27 marzo 1992, che ha vietato l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto e di prodotti che lo contengono.
Tuttavia, a distanza di decenni, la bonifica del territorio nazionale è tutt’altro che completata. Secondo le stime del CNR e di varie associazioni ambientaliste, in Italia sono ancora presenti milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, distribuiti tra edifici pubblici, industriali e abitazioni private. Il Registro Nazionale dei Mesoteliomi (RENAM) continua a registrare migliaia di casi all’anno di patologie asbesto-correlate, a causa del lungo periodo di incubazione (anche superiore ai 30-40 anni) che intercorre tra l’esposizione alle fibre e la manifestazione della malattia.
L’amianto in Puglia: diffusione e mappatura
La Puglia ha pagato, e continua a pagare, un prezzo molto alto in termini di presenza di amianto, legato sia al comparto industriale pesante (come l’ex Ilva di Taranto o il petrolchimico di Brindisi) sia all’edilizia civile ed ex militare.
La Regione Puglia ha avviato nel corso degli anni un piano di monitoraggio e mappatura attraverso il PRAA (Piano Regionale Amianto Puglia). Grazie alle rilevazioni aeree e alle segnalazioni dei cittadini, sono stati censiti migliaia di siti contaminati. La presenza di amianto in Puglia si concentra principalmente:
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- Nelle grandi aree industriali storiche (Taranto, Brindisi, Manfredonia, Bari).
- Nelle coperture di capannoni agricoli, artigianali e industriali dismessi.
- Nelle strutture edilizie residenziali e rurali.
Gli usi dell’amianto nelle case pugliesi
Nelle abitazioni civili e rurali della Puglia, l’amianto è stato utilizzato in diverse forme, principalmente mescolato al cemento per creare il noto composto commerciale Eternit (cemento-amianto). I principali utilizzi riscontrabili sono:
1. Coperture e lastre ondulate
È l’utilizzo più visibile e diffuso. Le lastre ondulate in cemento-amianto sono state massicciamente impiegate per la copertura di:
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- Garage, tettoie, rimesse attigue alle abitazioni.
- Strutture rurali e depositi agricoli, comunissimi nelle campagne della Valle d’Itria, del Salento e del Foggiano.
2. Canne fumarie e tubazioni
L’amianto è stato ampiamente utilizzato per la coibentazione e la costruzione di canne fumarie di camini e caldaie, condotti di ventilazione e tubi di scarico delle acque nere o piovane (pluviali).
3. Pavimentazioni in Linoleum (Vinil-amianto)
In molti appartamenti pugliesi costruiti o ristrutturati negli anni ’70 e ’80, venivano utilizzate piastrelle viniliche (spesso chiamate erroneamente linoleum) che contenevano una percentuale di amianto per aumentarne la resistenza al calpestio.
4. Serbatoi condominiali e il fenomeno del riutilizzo in agricoltura
A causa delle storiche carenze idriche che hanno caratterizzato la Puglia prima del pieno sviluppo dell’Acquedotto Pugliese, quasi ogni condominio e abitazione è stata dotata di cassoni o cisterne per l’accumulo dell’acqua potabile o del gasolio da riscaldamento. Molti di questi manufatti, installati sui tetti o negli scantinati tra gli anni ’60 e ’80, erano realizzati in cemento-amianto.
Con l’avvento dei moderni impianti di riscaldamento a gas e la progressiva sostituzione dei vecchi impianti idrici condominiali, molti di questi serbatoi sono stati dismessi. In Puglia si è registrato a lungo un fenomeno molto diffuso e rischioso: il riutilizzo in agricoltura dei residui degli smaltimenti e delle dismissioni dei condomini. Vecchi depositi di gasolio o di acqua in Eternit sono stati trasferiti nelle campagne e reimpiegati come vasche di riserva idrica per l’irrigazione o per il supporto alle piantumazioni e alle colture. Questa pratica, nata per ragioni di economia rurale, espone oggi i terreni e gli operatori agricoli a gravi rischi di contaminazione da sfarinamento del materiale.
Quando l’amianto diventa pericoloso nelle abitazioni?
È fondamentale fare una distinzione tra amianto compatto e amianto friabile:
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- Amianto compatto: Se il materiale è inserito in una matrice solida (come il cemento-amianto delle lastre o dei serbatoi) ed è in buono stato di conservazione, le fibre sono inglobate e non si disperdono nell’aria.
- Amianto friabile: Diventa estremamente pericoloso quando il materiale è danneggiato, usurato dal tempo, dagli agenti atmosferici (grandine, piogge acide) o da interventi umani (perforazioni, demolizioni). In questi casi, il materiale si sfare ed esala nell’aria micro-fibre invisibili che, se inalate, possono causare gravi patologie polmonari (asbestosi) e tumori (mesotelioma). Nel caso dei serbatoi usati in agricoltura, la costante esposizione al sole e alle intemperie accelera drammaticamente questo processo di degrado.
Cosa fare se si sospetta la presenza di amianto in casa o in azienda?
I privati cittadini e gli amministratori di condominio che risiedono in Puglia e sospettano la presenza di amianto devono attenersi ad alcune regole fondamentali per la sicurezza:
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- Non toccare o rimuovere il materiale autonomamente: Il “fai da te” è vietato dalla legge e altamente rischioso, in quanto aumenta la probabilità di frantumare il materiale e disperdere le fibre.
- Contattare ditte specializzate: Solo le aziende iscritte all’Albo Nazionale Gestori Ambientali possono effettuare campionamenti, valutazioni dello stato di degrado e procedere alla rimozione (smaltimento) o al confinamento (incapsulamento) del materiale.
- Verificare i bonus e gli incentivi: Periodicamente, la Regione Puglia o i singoli comuni attivano bandi e contributi economici per incentivare lo smaltimento dell’amianto da parte dei privati, oltre alla possibilità di accedere alle detrazioni fiscali nazionali per le ristrutturazioni edilizie e l’efficientamento energetico.






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